The future global order

Lunedì, 20 Luglio, 2015
Autori: 
Carl Bildt

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Carl Bildt è co-presidente della ECFR, ex primo ministro ed ex ministro degli Esteri della Svezia. 

Testo originale

Libera traduzione a cura di Stefano Trumpy, 10 agosto  2015. 

Quando trattiamo la politica internazionale del cyber-spazio, stiamo discutendo le regole del gioco del futuro ordine globale. E' pertanto essenziale l'Europa abbia un ruolo attivo nella definizione delle norme che governeranno questo mondo iper-connesso in rapida evoluzione. L'Unione Europea non può permettersi di perdere terreno in questo campo e non ci sono ragioni per cui dovrebbe temporeggiare. Internet è già diventato di gran lunga il pezzo più importante delle infrastrutture per l'economia globale e questo è ancora solo l'inizio. Entro i prossimi cinque-dieci anni, Internet non sarà solo l'infrastruttura più importante del mondo ma sarà l'infrastruttura su cui si basano tutte le altre infrastrutture, come già avviene nel sistema finanziario. Capacità e disponibilità di Internet stanno rapidamente aumentando per rispondere a questa domanda. Entro cinque anni, il 90 per cento del mondo sarà coperto dalle reti mobili a banda larga e questo genererà una capacità operativa di gran lunga migliore di quella che abbiamo oggi in Europa.La governance di questa tecnologia in rapida evoluzione è gestita tramite un modello multi-stakeholder. Si tratta di una biosfera piuttosto complicata di diverse istituzioni che hanno assicurato un incredibile successo proprio per il coinvolgimento di una serie di attori. La comunità tecnologica ha spinto il fenomeno insieme alla comunità imprenditoriale e con il coinvolgimento dei governi assicurando lo sviluppo estremamente dinamico di Internet. Con lo straordinario aumento dell'importanza del cyber spazio, vediamo altri attori che entrano in scena in un modo altrettanto deciso. Due paesi in particolare, Cina e Russia, hanno stipulato un accordo tra di loro per quello che loro chiamano 'la sicurezza delle informazioni', che stanno cominciando a mettere in pratica su larga scala. Rispecchiando la filosofia che si applica ad altri aspetti delle loro società, hanno lo scopo di esercitare il controllo su Internet e la gestione dei flussi informativi per garantire la sicurezza dei loro rispettivi regimi. Altri hanno adottato questo approccio, spesso coloro che, come gli iraniani o i sauditi, sono generalmente sospettosi dell'Occidente.

Cosa succederà dopo sarà estremamente importante. La Internet Assigned Numbers Authority (IANA) sta passando dal controllo americano a un gruppo di stakeholder globale in questo autunno, qualcosa che avrebbe la intenzione per entrambi di essere irrilevante nella pratica operativa  ma tuttavia di grande importanza simbolica. Irrilevante perché il governo degli Stati Uniti ha mantenuto si qui una funzione di supervisione nel governo della rete, del tipo “last resort”, da utilizzare solo in eventi che potessero mandare in tilt la rete globale. Simbolicamente, però, è estremamente importante in quanto ha portato molte persone in tutto il mondo a credere che il governo degli Stati Uniti controlli il mondo del cyber-spazio. Questo ha ispirato il governo USA a consegnare le redini, a condizione che vi sia un soggetto in grado di salvare il sistema, nel peggiore dei casi. Il complicato processo di creazione di una tale entità è attualmente in corso. Se la transizione IANA non riuscisse, per un motivo o un altro, i cinesi e i russi sentirebbero il vento in poppa e potrebbero tentare di imporre la loro versione sulle regole globali emergenti per l’Internet. La Cina, in particolare, è un importante attore in questo campo, essendo Internet una delle cinque aree prioritarie per la governence del loro Paese.

Finora l'Europa ha fatto molto poco. È tempo per noi di un passo in avanti. Non solo abbiamo bisogno di sviluppare una strategia esterna, ma dobbiamo abbandonare il nostro approccio difensivo e protezionistico, se vogliamo competere nel digitale. Abbiamo un problema in Europa, nel senso che abbiamo eccessivamente regolamentato alcuni settori. Prendiamo ad esempio il settore dei taxi; penso che quando si tratta di settori da deregolamentare, le più feroci battaglie vengono combattute in ogni paese come nel settore dei taxi che di solito è gestito da corporazioni che operano lungo linee medioevali. Quando ci si addentra nella economia della condivisione, spesso ci incontriamo residui presenti nell'economia europea gestiti dalle corporazioni. Eppure, i giovani si stanno allontanando dalle corporazioni medievali per approcciare l'economia condivisa. Questi problemi non si risolvono con una regolazione del settore digitale, ma rimediando all’eccessiva regolamentazione degli altri settori.

Ma non dobbiamo dimenticare i punti di forza esistenti in Europa. Il settore di più rapida espansione di Internet è il “mobile” che è guidato da tecnologia europea e non americana. Nella tecnologia della telefonia mobile - mentre gli americani e giapponesi hanno cercato di stabilire standard globali, gli europei in realtà li hanno spiazzati. C'è il fatto che circa il cinquanta per cento del traffico internet mobile in tutto il mondo passa attraverso le infrastrutture europee. Dobbiamo mettere in discussione il timore che esiste nei confronti dei giganti tecnologici americani. Dopo tutto, non erano lì dieci anni fa e in un settore così immensamente dinamico, non si può dire che avranno ancora lo stesso potere tra dieci anni. Questo dimostra che c’è senza dubbio il talento imprenditoriale in Europa; il problema è che molti giovani emigrano verso la cultura innovativa più forte della Silicon Valley. Un atteggiamento difensivo non farà nulla per scoraggiare questa fuga di cervelli. L'Europa non deve guardare al presente, ma invece creare le condizioni giuste per il futuro. Sia internamente o esternamente, l'Europa deve creare il giusto ambiente in cui un internet aperto, libero, dinamico e globale possa prosperare. Si tratta di un interesse europeo vitale e finora non siamo stati all'altezza della sfida.