“Verso la costituzione dell'Internet Governance Forum Italia"

Verso la costituzione dell'Internet Governance Forum Italia
Collana: 
"Internet governance"
Data: 
Maggio, 2008
A cura di: 
Laura Abba

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Il 19 maggio 2008 e' stato pubblicato un nuovo quaderno dell'Internet italiano, della collana "Internet Governance", dedicato all'IGF e alla necessità della costituzione dell'Internet Governance Forum Italia, come luogo di dialogo e sensibilizzazione sulle tematiche della Internet governance di interesse nazionale ed internazionale. Il lavoro che viene pubblicato in corrispondenza dell'avvio della nuova legislatura vuole raggiungere anche lo scopo di viatico di riferimenti per il prossimo governo. Il messaggio è quello che l'attività svolta con efficacia durante la XIV e XV legislatura, culminata nella partecipazione della delegazione italiana al Forum di Rio, è e dovrà essere proseguita nella XVI senza dimenticare il fondamentale collegamento tra gli organismi che si occupano degli aspetti tecnologici, economici, legali e di impatto sociale con la componente ricerca che imposta le evoluzioni della rete a medio e lungo termine.

«Nel mondo del Web cresce la consapevolezza della necessità di dotarsi di strumenti nuovi, che consentano di salvaguardare e arricchire la libertà di chi opera su Internet, di far sì che le promesse e le opportunità offerte dal Web possano essere ulteriormente sviluppate. Si diffondono e si consolidano le "dynamic coalitions" che lavorano alla progettazione di un Internet Bill of Rights. Diversi Stati si stanno organizzando per trasferire a livello nazionale il modello dell'Internet Governance Forum. Questi sono gli effetti dell'onda lunga di Rio de Janeiro dove, concludendo nel novembre scorso la sessione dell'Internet Governance Forum, il rappresentante delle Nazioni Unite ha esplicitamente riconosciuto che i molti problemi che si pongono in Rete richiedono appunto un Internet Bill of Rights.

Questo non è un risultato caduto dall'alto. E' il frutto di un lavoro conforme alla natura della Rete, ad una mobilitazione diffusa, ad un processo bottom/up. Proprio questa attività è riuscita ad avviare una modifica del quadro complessivo, dove abituali resistenze e disattenzioni cominciano a cedere di fronte all'evidenza dei fatti. Possono nascere benefiche forme di alleanza con le istituzioni, testimoniate non solo dal riconoscimento dell'Onu, ma pure da specifiche iniziative dei paesi più sensibili. Il risultato finale di Rio è stato possibile grazie anche al fatto che, un giorno prima, era venuta una dichiarazione congiunta dei governi brasiliano e italiano che indicava proprio nell'Internet Bill of Rights lo strumento per garantire libertà e diritti nel più grande spazio pubblico che l'umanità abbia mai conosciuto.

Tutti questi sono segnali importanti, che ora esigono una adeguata capacità d'azione. Altri paesi hanno chiesto di aderire alla dichiarazione italo-brasiliana: questa è una opportunità che è indispensabile cogliere. La Commissione Libertà pubbliche del Parlamento europeo sta lavorando su un documento che affronta proprio la questione dell'Internet Bill of Rights. La logica delle coalizioni dinamiche comincia a coinvolgere soggetti istituzionali, nazionali e sopranazionali.

Da tutto questo possono esser tratte indicazioni importanti per meglio definire la strategia da seguire in vista della prossima sessione dell'Internet Governance Forum, che si terrà in India a dicembre. Va confermata e rafforzata la logica che vede nell'Internet Bill of Rights un processo diffuso e condiviso da una pluralità di attori, ai livelli più diversi, che dialoghino tra loro e mettano a punto regole comuni, secondo un modello definito appunto multi-stakeholder e multi-level. Ma questo esige un confronto più puntuale, che individui con precisione i contenuti possibili dell'Internet Bill of Rights, partendo da un inventario dei tanti documenti già reperibili in Rete. Devono essere valorizzati i segnali che vengono dalle diverse istituzioni. Un processo, questo, che dovrà trovare in India una evidenza maggiore che in passato».

Stefano Rodotà, marzo 2008