"e-democracy"

Quaderno "e-democracy"
Collana: 
Sociologia nel mondo della Rete
Data: 
Giugno, 2014
A cura di: 
Giorgio Giunchi, Joy Marino, Stefano Trumpy

Versione on-line

Mercoledì 4 giugno, presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, la Internet Society Italia  e l'Intergruppo parlamentare per l'innovazione tecnologica hanno presentato il 7° Quaderno dell'Internet Italiano, primo della collana Sociologia nel mondo della rete dal titolo e-democracy prodotto in collaborazione con il CNR Istituto di Informatica e Telematica. Dopo gli interventi degli autori, uno spazio é stato riservato all'interazione e al confronto con coloro i quali hanno portato la propria posizione ed esperienza. La registrazione audio video della giornata di presentazione e' disponibile sulla webtv della Camera.

Siamo partiti dalla banale sensazione che la vocazione a predicare o aggettivare la "democrazia" rilasci ancora l'insidia - che dovrebbe esser storicamente nota - delle dicotomie prossime: che "democrazia diretta" e "democrazia rappresentativa" si costituiscano, ancora una volta dopo l'ultima, come ortodossia ed eresia, sunna e scia, norma e trasgressione: insomma come funzioni di consenso, di poteri. Abbiamo proseguito poi registrando la banale notizia che il gergo standard e-democracy surroga e scambia, con destrezza, elettronica e internet: i-democracy. E visto che l'interconnessione di reti ridisegna il sogno trascendente degli economisti e la chimera immanente di ogni business (possiamo citare in ordine sparso: un disponibile "mercato perfetto", una matriciale riproduzione di servizi a mezzo di servizi, "the internet is for everyone") avremmo potuto scegliere di disvelarne irrispettosamente la base materiale di prassi: $-democracy, €-democracy. Oppure vigilare sulla possibile degenerazione di un preciso luogo di teoria (dell'informazione: ogni soggetto di comunicazione ne è terminale), da cui: end-democracy. Infine non possiamo non rilevare che Internet è clamorosamente un laboratorio di sviluppo le cui applicazioni sono spesso in prima generazione, e quindi sarebbe meno presuntivo dichiarare criticamente che i modelli di delegazione sono ancora in fase di test: ß-democracy, demo-crazia. Avevamo anche pensato di formalizzare tutte queste problematicità: "e-democracy?" Tutta accademia. Ogni accortezza semantica distorce, per la precisione distorce le prospettive: non a caso il design del quaderno tutto, come pure la composizione interdisciplinare dei contributori, è in contrappunto fra l'aggiornamento di stato su servizi/applicazioni civili, e la demitizzazione di qualche tenace slogan, totem e tabù.