DFIR 2007 - Intervento del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A.

Dialogue Forum on Internet Rights
Roma
Giovedì, 27 Settembre, 2007
Autori: 
Prof. Luigi Nicolais

Onorevoli rappresentanti dei Governi e delle Istituzioni Internazionali, Onorevoli membri del Parlamento, Signor Sindaco di Roma, Autorità, Signore e Signori, sono particolarmente lieto di vedervi qui oggi in così gran numero per accompagnare il meraviglioso sviluppo della “società dell’informazione” con un altrettanto fondamentale processo di riflessione sulla governance di Internet.

Lo sviluppo dell’information tecnology e la sempre maggiore diffusione delle reti stanno producendo un impatto determinante sulla nostra società. Lo sviluppo di Internet influenza infatti l’evoluzione dell’organizzazione sociale, l’economia, la politica e introduce radicali mutamenti che obbligano ad affrontare in maniera nuova temi fondamentali quali la tutela della privacy, quella della proprietà intellettuale o la stessa diffusione delle conoscenze.

Lo sviluppo tecnologico di Internet genera anche nuove forme di interazione all’interno della società. Attraverso le tecnologie digitali e di rete gli individui ed i gruppi sociali entrano in contatto con un “ecosistema informativo e relazionale” sempre più strutturato e complementare a quello tradizionale. Un universo relazionale multidimensionale e plurale, oggi decisivo per la costruzione di nuovi paradigmi di valori e visioni del mondo.

È evidente che la dimensione globale di questi fenomeni richieda forme nuove e condivise d’azione. Infatti, non possiamo più limitare all’ambito delle “scelte tecnologiche” quegli standard che sono di fatto in grado di condizionare la creazione intellettuale, la diffusione delle innovazioni o l’accessibilità per tutti ai contenuti della rete.

Un sano sviluppo della rete va dunque di pari passo con la necessità di costruire processi di regolazione e autoregolamentazione della sua gestione e dei suoi contenuti, con un metodo necessariamente condiviso e multi-stakeholder.

Va posta innanzitutto la questione di una politica complessiva di gestione della cosiddetta net neutrality, ossia l’indipendenza della struttura di rete rispetto alla tipologia dei dati e contenuti da essa trasmessi. E’ un tema, questo, che ha ripercussioni sulla natura stessa della rete e delle sue modalità di gestione e che oggi assume particolare rilevanza.

Accanto a ciò, c’è poi l’esigenza di riconoscere la libertà di espressione, di circolazione e fruizione dei contenuti di una rete che è divenuta sempre più capace di “creare dal basso”, a partire cioè dalle capacità e potenzialità degli stessi utenti, tenendo però conto delle esigenze di protezione dei dati personali, tutela dei diritti dei minori, salvaguardia delle categorie vulnerabili, e rispetto della diversità culturale. Bastano questi esempi per evidenziare che la governance dello sviluppo della rete ha dimensioni evidentemente diverse da quella dei tradizionali ambiti delle politiche nazionali.

Innanzitutto perché richiede il coinvolgimento di una pluralità di attori - governi, organismi internazionali, imprese, organizzazioni sociali e utenti - che hanno direttamente a vedere con lo sviluppo della rete e dei suoi contenuti.

Inoltre perché una politica complessiva di gestione di tali problematiche non può che essere determinata in ambito internazionale, a partire dalla comune definizione di un “set di principi di riferimento”.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi della comunità internazionale di stabilire principi e strumenti per contribuire allo sviluppo armonico della rete. I Summit mondiali sulla Società dell’Informazione di Ginevra e Tunisi hanno avviato un processo che ha permesso di discutere questi nuovi scenari e stabilire accordi di alto livello.

Tra questi, spicca la proposta di avanzare verso una Carta dei diritti di Internet. E’ una proposta che l’Italia caldeggia - insieme a molti altri Governi ed attori della società civile – poiché rappresenta appunto il tentativo di fissare in modo ampio e democratico i principi di riferimento ed un codice di condotta condiviso per lo sviluppo di Internet.

A partire dall’Internet Governance Forum di Atene, il nostro Governo è divenuto parte attiva della “dynamic coalition” internazionale, che ha come obiettivo quello di dare impulso alla definizione dei diritti della rete. E su questa linea intendiamo continuare a lavorare insieme a tutte le Amministrazioni interessate, con il supporto scientifico di un gruppo di qualificati esperti e, soprattutto, ascoltando la voce di tutti attraverso il Forum virtuale avviato in occasione di questo evento.

Sappiamo che sarà un processo lungo e complesso, poiché si tratta di stabilire principi di gestione del più grande spazio pubblico - e del più poderoso strumento di ridistribuzione di potere - con cui ci si confronta oggi. E questo Forum vuole fornire un contributo propositivo in vista del prossimo vertice mondiale di Rio de Janeiro sulla governance di internet, per il quale ringraziamo il Governo del Brasile e le Nazioni Unite.

Io credo fermamente che dobbiamo discutere su quali debbano essere i diritti fondamentali della Rete da riconoscere e tutelare a livello internazionale, affinché internet sia davvero di tutti e per tutti. Ma credo che debba anche essere avviata una riflessione su quale debba essere, nello scenario internazionale, il livello di riconoscimento e l’ambito d’azione di questi diritti.

Di pari passo con l’elaborazione dei contenuti di una Carta dei diritti di Internet, è necessario dunque individuare le possibili vie e i possibili strumenti in grado non solo di facilitare la formulazione ed adozione di essi, ma anche - e soprattutto - di garantire che tali principi vengano effettivamente considerati come riferimento per gli individui, i gruppi, le imprese o gli Stati, affinché lo sviluppo della “società dell’informazione” sia davvero incentrata sul rispetto e la promozione di diritti universalmente riconosciuti.

Per fare ciò, è probabilmente necessario rafforzare significativamente il ruolo delle Nazioni Unite nel processo. Non perché esse si facciano carico di internet o divengano il poliziotto della rete, come ebbe a dire con chiarezza l’allora Segretario Generale Kofi Annan al Summit di Tunisi. Ma perché solo così si rende palese la stretta relazione tra lo sviluppo della rete ed il rispetto di diritti universali. Una rete il cui accesso e sviluppo toccano sempre più da vicino la società civile ed i diritti individuali e collettivi e che per questo deve essere presa in altissima considerazione da quella stessa “organizzazione globale” che ha tra i sui principali compiti proprio quello della tutela e della promozione universale di questi diritti.

Con quale mandato e con quale modus operandi? Credo che potrebbe essere seguita la via che ha già portato le Nazioni Unite ad essere il referente collettivo per altri temi di carattere universale, quali l’ambiente o gli stessi diritti umani. Un percorso che potrebbe condurre ad una sorta di figura di “Alto Garante” dei diritti della rete che, a partire da un ampio mandato e sostegno internazionale, sia in grado di costituire consenso e facilitare il processo di elaborazione dei diritti fondamentali di Internet, ma anche, in futuro, farsi portavoce dell’adozione del rispetto di quei diritti. Una voce legittimata ad esercitare la poderosa arma della moral suasion in tutti quei casi nei quali lo sviluppo democratico della rete o i diritti degli utenti di essa possano correre rischi.

Sono queste alcune riflessioni iniziali che voglio condividere con voi, per stimolare il dibattito di questa giornata. Non mi illudo che il percorso che abbiamo davanti sia breve e che definire principi e codici di condotta comuni per qualcosa che è comunemente percepito quale sinonimo di libertà e “destrutturazione” sia facile. Ma credo che non vi sia più spazio per atteggiamenti rinunciatari e che senza principi condivisi e strutture di riferimento, lo sviluppo della rete rischi di essere piegato alle volontà degli operatori più forti o alle scelte unilaterali dei governi, a danno della capacità di innovare e costruire democrazia nell’era digitale.

Forse oggi non è così vero che internet sia “di tutti”: noi dobbiamo e vogliamo lavorare insieme affinché Internet diventi davvero patrimonio comune dell’umanità!

Grazie.