DFIR 2007, Intervento del Presidente dell'Unione InterParlamentare

Dialogue Forum on Internet Rights
Roma
Giovedì, 27 Settembre, 2007
Autori: 
Pier Ferdinando Casini

La massa d’urto della rivoluzione digitale costituisce una straordinaria opportunità a livello globale, alimentata dalla sete di libertà di uomini e donne di tutto il mondo, dall’intraprendenza e capacità di rischio dei singoli e delle imprese, dallo sviluppo impetuoso delle nuove tecnologie e dal loro impiego sempre più raffinato ed efficace, soprattutto da parte dei giovani. Ma questa imponente massa d’urto pone una serie di questioni che la politica, se vuole confrontarsi con i problemi reali, deve affrontare con urgenza: l’accesso alla Rete, una governance che definisca diritti e doveri degli utenti, la trasparenza delle istituzioni. In una parola, la Società dell’Informazione, e in particolare

Internet, deve svilupparsi all’insegna della democrazia.

L’avvenire stesso della globalizzazione si gioca nella Rete, sulla capacità di aprirla e al tempo stesso regolarla, a tutela della generalità degli utenti ma in primo luogo dei più deboli: i poveri nei Paesi in via di sviluppo e quelli che più facilmente possono cadere vittima delle insidie informatiche, i minori. Società dell’informazione significa quindi nuovi diritti e nuove forme di partecipazione democratica, ma anche esigenza di nuove tutele.

È stato merito del Summit mondiale di Tunisi del novembre 2005 aver proposto in un’arena globale il tema dei diritti nella Società dell’Informazione. Vi presi parte, allora, in qualità di Presidente appena eletto dell’Unione interparlamentare. Rilevai in quella sede come nel definire il panorama complessivo dei protagonisti e destinatari del Summit mancasse un’analisi adeguata del ruolo dei Parlamenti. I motivi, anche storici, di questo risalgono alla struttura e natura delle Nazioni Unite.

So bene che questo è un terreno sul quale cambiamenti di prospettiva e di linguaggio non si realizzano in tempi ravvicinati. Mi sembrava tuttavia che nel caso della Società dell’Informazione, questo supplemento di riflessione sui Parlamenti fosse necessario e maturo, proprio per realizzare al meglio le finalità del Summit.

Così̀, subito dopo Tunisi, come Unione interparlamentare, insieme alle Nazioni Unite attraverso il Dipartimento per gli Affari economici e sociali e alcuni Parlamenti più attivi e sensibili fra i quali (e ne sono orgoglioso) la Camera dei deputati italiana, abbiamo proseguito il confronto sui temi che sono al centro di questo Forum:

  • la tutela dei diritti, anche costituzionali, e quindi la necessità di promuovere non solo politiche di innovazione tecnologica, ma anche di rinnovamento profondo delle legislazioni e del quadro delle tutele, sia sul piano del diritto privato che su quello dei diritti sociali;
  • la cooperazione e lo scambio delle procedure più efficaci fra Parlamenti;
  • la valorizzazione di un ruolo essenziale di garanzia dei Parlamenti, nella Società dell’Informazione, sovraordinato alla dialettica fra maggioranze e opposizioni.

Su questi contenuti abbiamo basato una nuova iniziativa globale, una partnership tra Unione interparlamentare e Nazioni Unite proprio sui Parlamenti e le tecnologie dell’informazione, nata immediatamente dopo Tunisi e denominata Centro globale per l’ICT (Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione) nei Parlamenti.

Con ciò, abbiamo già ottenuto il risultato di superare la difficoltà da parte dell’Onu a riconoscere il ruolo autonomo delle assemblee parlamentari come protagoniste del processo avviato a Ginevra nel 2003 e proseguito a Tunisi nel 2005. Oggi, una delle Action Line (Linee d’Azione) del Piano di Tunisi è dedicata ai Parlamenti.

Il secondo risultato è stata la Conferenza internazionale che il Centro globale ha organizzato a Roma, insieme alla Camera dei deputati, il 3 e 4 marzo scorsi sul tema del ruolo dei Parlamenti nella Società dell’Informazione. Tutte queste iniziative sono collegate ai temi che la Uip considera fondamentali per la sua missione:

  • lo sviluppo delle parti più svantaggiate del pianeta e il riequilibrio delle grandi disuguaglianze;
  • il progresso della democrazia e il rafforzamento delle sue istituzioni;
  • il dialogo e lo scambio di esperienze fra Parlamenti di tutti i Paesi.

I rapidi processi di convergenza tra i diversi media richiedono, del resto, forme nuove di governo e di legislazione che possono nascere solo dalla connessione tra temi differenti e dal dialogo tra una pluralità di soggetti e di competenze.

I nuovi temi, infatti, attraversano e collegano i vari campi d’attività e chiamano istituzioni, imprese, mondo della ricerca avanzata, le comunità di utenti, a lavorare necessariamente insieme. Faccio tre esempi di temi di questa natura che a mio avviso si presentano come prioritari e che si sposano perfettamente con i capisaldi che ho appena citato della nostra missione come UIP:

  1. La piena accessibilità ai nuovi strumenti di comunicazione. Sappiamo che il rapido sviluppo delle nuove tecnologie rischia di lasciare indietro chi non riesce a tenere il passo dell’innovazione. Dobbiamo fare uno sforzo comune per scongiurare il rischio dell’emergere di nuove diseguaglianze dovute a differenziali di conoscenza informatica tra le generazioni e tra le classi (il cosiddetto digital divide (divario digitale). Bisogna, a tal fine, perseguire la formazione permanente di chi è già nel mondo del lavoro e accelerare l’alfabetizzazione informatica delle nuove generazioni nella scuola.
  2. La tutela dei diritti inviolabili della persona umana. Le nuove tecnologie sono portatrici, accanto a straordinarie opportunità, di possibili rischi per la tutela di alcuni valori fondamentali. Ricordo le problematiche aperte nel campo della protezione della privacy e della tutela dei diritti dei minori. Si tratta naturalmente di valori indisponibili alle logiche di mercato. Per la loro garanzia è urgente mettere a punto strategie comuni nelle quali l’intervento di regolazione disposto con legge si saldi con codici di condotta e standard qualitativi definiti dagli operatori del settore.
  3. Il sostegno all’innovazione. Dobbiamo assicurare un ambiente favorevole all’innovazione e alla ricerca nell’Università, nelle imprese, nella pubblica amministrazione. Incrementando gli investimenti e incoraggiando la diffusione delle procedure più efficaci che si registrano nei diversi settori.

Vorrei aggiungere qualche parola sulla tutela dei minori, tema che sta particolarmente a cuore a tutti noi. Fra le tante violazioni dei diritti dell’infanzia e del diritto stesso ad avere un’infanzia, negata da guerre, povertà, disastri ecologici, insicurezza sociale, si aggiungono le violazioni che si consumano all’interno delle mura domestiche nella società del benessere: dove la fruizione non assistita di Internet ne tramuta le grandi potenzialità in un veicolo di isolamento e di esclusione e la desertificazione dei valori genera negli adulti insoddisfazione, disagio e violenza, con i più piccoli che finiscono per pagarne direttamente i costi.

Io stesso, come deputato italiano, ho firmato una proposta di legge per “la tutela dei minori nei servizi audiovisivi e d’informazione”, con una speciale attenzione alle nuove tecnologie e a Internet. Siamo riusciti in quella occasione a bilanciare diritti fondamentali contrapposti: la tutela dei minori, il diritto all’informazione e la libertà d’espressione. Ho anche promosso seminari e riflessioni su queste problematiche in seno all’Unione interparlamentare, perché la sensibilizzazione dei Parlamenti è il primo passo verso la messa a punto degli strumenti legislativi adeguati.

L’insieme di questi temi, purtroppo, è già sul tappeto da alcuni anni e non ha ancora trovato una soluzione condivisa ed esaustiva. Continueremo a impegnarci come Uip attraverso il Centro Globale negli anni a venire e auspichiamo che da questo rapporto strutturato con le Nazioni Unite si possa rafforzare sempre più l’idea che una cooperazione di lungo periodo fatta di scambi di esperienze, iniziative congiunte e politiche comuni sia possibile tra queste due grandi organizzazioni internazionali.

Nel merito dei “diritti”, è certo importante riaffermare la natura della Rete come bene pubblico e l’accesso alla conoscenza quale diritto fondamentale. Trovare una qualificazione giuridica all’ambiente virtuale costituito da Internet e promuoverne una nozione internazionalistica accettata da tutti gli Stati potrebbe condizionare in maniera positiva il confronto sui temi che ho citato, dal divario digitale nei rapporti tra Paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo, alla promozione delle identità culturali, dalla cooperazione per il contrasto alla criminalità informatica al rispetto della vita privata nel trattamento automatizzato dei dati personali.

Occorre però anche distinguere il problema dei diritti della Rete dal rispetto dei diritti sulla Rete. Nel primo caso, è possibile immaginare di identificare un set di diritti individuali e collettivi riconosciuti internazionalmente. Nel secondo caso, ci troviamo di fronte al problema di evitare un uso improprio della Rete, che è nata al di fuori del controllo governativo, ma che richiede regole.

In conclusione, se non si individuano valori condivisi e corrispondenti diritti sarà difficile bilanciare le opposte esigenze.

È ancora una volta l’uomo, con il suo bagaglio di valori ed esperienze, a dover chiarire i limiti e le regole per poter navigare su Internet in libertà e sicurezza, e perché lo strumento informatico sia un autentico motore della democrazia in tutto il mondo, invece che un ulteriore elemento di divisione e discriminazione.