DFIR 2007 - Intervento del Sottosegretario di Stato per le Riforme e le Innovazioni

Dialogue Forum on Internet Rights
Roma
Giovedì, 27 Settembre, 2007
Autori: 
Senatrice Beatrice Magnolfi

E’ stata una giornata lunga, molto intensa, che non richiede da parte mia niente di più che alcune annotazioni finali, che nascono anche dagli stimoli ricevuti dai lavori di questa giornata, che ho seguito con grande attenzione.

Si è detto l’umanità è sempre la stessa, lo ha detto stamane mattina Khaled Fouad Allam, ma Internet cambia tutte le modalità di azione, di interazione e persino cognitive dell’umanità.

Qualche volta, se dovessi fermarmi a ciò che leggo sui giornali, avrei l’impressione che Internet sia il luogo dove avvengono tutte le nefandezze, un luogo a senso unico,diciamo interamente negativo, con gli orchi, i terroristi e così via.

In realtà in Internet c’è di tutto e anche il suo contrario: è il veicolo attraverso cui, lo abbiamo detto, si può esprimere la speranza, l’anelito di libertà e di democrazia degli studenti iraniani, e dei dissidenti birmani, è il mezzo con cui si organizzano anche i fondamentalisti islamici e i movimenti xenofobi, come qualcuno stamani ha ricordato; ci sono le organizzazioni criminali e, insieme, i movimenti pacifisti. E’ minaccia e occasione di libertà e democrazia, insomma non c’è il “Signor Internet”, responsabile delle minacce e non c’è il “Signor Internet” difensore degli oppressi.

Qualcuno ha detto, voglio ricordare in particolare Desiréé Milosevich di ISOC e Debora Hurley di EPIC, che, (anche per solidarietà femminile), Internet non è un mondo a parte, diverso da quello reale: il primo passo deve essere quindi quello di garantire i diritti umani, rafforzare i diritti già esistenti, renderli esigibili perché Internet li ha esposti a un’enorme forza d’urto e ha dimostrato anche la fragilità delle misure poste a loro protezione.

Voglio ricordare che il nostro Paese, anche se fra tante contraddizioni, si è sempre impegnato nella difesa dei diritti umani su molti fronti. Due giorni fa, il presidente del Consiglio, Romano Prodi ha sostenuto presso l’assemblea delle Nazioni Unite la moratoria sull’esecuzione della pena capitale. Oggi a Roma il Comune ha organizzato un sit-in per sostenere la libertà del popolo birmano, che attraverso il web sta lanciando un messaggio di aiuto e di speranza.

Tuttavia io penso, come diceva poco fa Vittorio Bertola, che l’affermazione dei diritti umani, codificata nei secoli scorsi, non ci consente di cogliere appieno tutte le discontinuità introdotte nella nostra vita dalla rete. Non ci consente di cogliere quello che è stato chiamato il salto di paradigma, che richiede anche una nuova generazione di diritti. Con Internet infatti si sono messe in moto alcune precise dinamiche: innanzitutto svaniscono i confini. Il problema della giurisdizione, inoltre, si presenta in maniera assolutamente nuova e problematica. Una riunione di pedofili su Second Life è un reato? Se è un reato, dove lo si persegue? Con quali strumenti? In secondo luogo non c’è più differenza fra l’originale e la copia di un bene immateriale.

D’altra parte, qualcuno stamani ha ricordato che la Rete è una sorta di “grande fotocopiatrice” che però non consuma le opere dell’ingegno, ma anzi ne moltiplica il 2 valore riproducendole all’infinito. Tutto ciò scardina, che lo si voglia o no, almeno le attuali forme di tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

Sono nate nuove figure professionali: qui oggi hanno parlato i rappresentanti dei provider. E’ giusto attribuire ai provider la responsabilità del controllo dei contenuti su Internet, come alcune tentazioni ricorrenti fanno pensare? Sono nati nuovi spazi che non si sa come catalogare. Chi garantisce la privacy sui blog? Come si evita la diffamazione?

Nuovi metodi di lavoro cooperativi, che sono a fondamento di un’economia della condivisione; è stato citato Lessing, le licenze “creative commons”, il lavoro dove il guadagno di uno non è necessariamente la perdita di un altro.

Ci sono nuovi problemi di sicurezza, inediti dal punto di vista del consumatore: per esempio, se c’è un hacker nel sistema bancario, qual è la responsabilità civile della banca verso gli utenti? Con quali prove gli utenti possono provare un trasferimento elettronico di risorse? Ci sono fatti nuovi, diritti nuovi: l’identità in rete. Come si persegue il furto di identità in rete? Come lo si definisce? Come lo si codifica?

Più domande che risposte, ha detto Stefano Rodotà. Ecco perché siamo qui oggi. Perché a lungo si sono fronteggiate due visioni opposte:

una visione secondo la quale Internet è l’espressione di una pericolosa anarchia che può rappresentare una minaccia per il potere politico ed economico perché ridistribuisce il potere stesso. Ergo: la Rete va governata in funzione di controllo, censura, sorveglianza, contrasto al potere degli utenti.

Un’altra linea di pensiero secondo la quale Internet è il regno della spontaneità e dell’esaltazione della libertà, senza alcun limite, che non potrebbe sopportare codifiche, regole, interventi normativi.

Qui oggi si è affermata una terza visione, di cui sono profondamente convinta e che è il presupposto dell’iniziativa italiana.

Questa linea sostiene che l’assenza di regole non è sinonimo di libertà, perché significa piuttosto l’affermazione del più forte a scapito dei più deboli. Ci sono molti segnali in questa direzione. La nostra convinzione è che delle regole occorrano anche in fretta. Sarebbe inoltre velleitario pretendere di affidare queste regole a iniziative legislative di rango nazionale, questo è ovvio. Perchè Internet scavalca le frontiere ed ha travolto, semmai ce ne fosse bisogno, nell’era della globalizzazione, l’ultimo residuo dell’idea di sovranità.

Per passare dalle domande alle risposte, occorre definire una Carta dei Diritti e dei doveri condivisa a livello internazionale non solo fra gli Stati, ma inclusivo di tutti i portatori di interessi, a cominciare da quelli degli utenti. Ripeto non solo dei diritti ma anche dei doveri: quando ci sono i diritti ci sono sempre dei doveri corrispondenti, perché altrimenti i diritti rimarrebbero affermazioni di principio.

E’ un’utopia? Io penso che se non si fossero coltivate alcune utopie, oggi non avremmo realizzato l’Unione europea, il protocollo di Kyoto, che è nato per affermare una nuova generazione di diritti di fronte a fenomeni nuovi che hanno riguardato l’ambiente e i diritti delle persone rispetto all’ambiente.

Non abbiamo molto tempo. Nella società di Internet il tempo è fondamentale.

Il futuro delle nuove generazioni dipenderà dalle scelte che si faranno oggi nel processo di ammodernamento degli Stati, che è la mia missione fondamentale, ma anche in relazione ai diritti di cittadinanza digitale, degli individui di fronte alle nuove tecnologie.

Oggi abbiamo fatto un passo avanti. Ringrazio Simon Phipps che ha definito la riunione di oggi un “historical meeting”. Credo che il risultato si debba alle molte persone qui intervenute: Ministri, rappresentanti dei 53 Stati, e 70 paesi, società civile, grandi attori economici.

Voglio ringraziare il Comitato consultivo coordinato dal Prof. Stefano Rodotà, e composto da Stefano Trumpy, Vittorio Bertola, Matilde Ferraro, Nino Mazzeo, Fiorello Cortiana, Joy Marino e Laura Abba che ringrazio in modo particolare per aver curato la pubblicazione di un quaderno di ISOC Italia che è una miniera di considerazioni sulla applicazione del diritto alle nuove tecnologie.

Ringrazio poi il Comune di Roma che ci ha ospitato in questa cornice, il CNIPA, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, lo staff del Ministro e il mio, il Dipartimento per l’Innovazione e le tecnologie, la Struttura di Missione, il Dipartimento della Funzione Pubblica. Una squadra fatta di persone intelligenti, ciascuna delle quali potrebbe smentire tutti i luoghi comuni sulla burocrazia.

Cosa ci aspettiamo da Rio? Quando sono intervenuta nella sessione plenaria nel Forum di Atene ho detto: “Noi siamo pronti ad ospitare una discussione più avanzata sul tema della Carta dei Diritti della Rete”. Mentre lo dicevo mi sentivo di fare un azzardo. Era un atto di coraggio, non sapevo se ci saremmo riusciti.

Poiché mi sento in dovere, ancora di più, di essere coraggiosa, anche sulla spinta delle considerazioni che ho sentito oggi, provo a dire cosa mi aspetto io da Rio: che non si discuta del se ma del come. Che si dia avvio al percorso di costruzione della Carta. Questo sarebbe un passo avanti fondamentale.

Il Prof. Rodotà ci ha dato buone idee su come procedere individuando un processo aperto, che prevede un ruolo delle Nazioni Unite un ruolo sempre più forte, arricchito dagli apporti di una molteplicità di soggetti, a partire dalle “dynamic coalition” esistenti. Un processo che non può essere solo “top down”, e neppure “bottom up”. Deve essere una sintesi di tutte e due i metodi.

Siamo di fronte a una sfida grandissima. Quando sono andata ad Atene e ho visto come funziona il metodo multistakeholder dove esponenti delle multinazionali, dei governi e delle organizzazioni della società civile discutevano in maniera assolutamente paritaria, con un rispetto reciproco che è difficile trovare in questi tempi mi son chiesta: questo metodo può essere utilizzato anche non solo come piattaforma di discussione, ma come processo decisionale, la sfida è qui. E’ una sfida di prima grandezza, un fatto inedito. Quindi occorrono molti stakeholder e regole condivise.

Anche perché, come ha detto stamane il Ministro Gentiloni, a volte i governi sono una parte del problema e non una parte della soluzione. Ma la presenza dei Governi, pur non essendo sufficiente, è necessaria: sono le amministrazioni politiche infatti a dover dirimere tutti i giorni questioni molto concrete che riguardano la nuova generazione dei diritti. Problemi che spesso non sanno come risolvere se non in modo estemporaneo e a volte inefficace, perfino sul piano tecnico.

Anche i grandi “player”, non solo i governi, hanno compreso l’esigenza di sviluppare l’economia della conoscenza: e non si dà la società della conoscenza senza la centralità della cittadinanza digitale. La cittadinanza digitale è un diritto fondamentale.

Il Prof. Rodotà ci ha dato molti spunti concreti e ci ha indicato tre step: fonti delle regole; materie trattate; aree del mondo e stakeholder coinvolti. Il Ministro Nicolais, e altri lo hanno sottolineato, ha proposto un Garante presso le Nazioni Unite che possa esercitare poteri di “moral suasion” e di coordinamento per il lavoro che ci aspetta sull’ “Internet Bill of Rights”.

Vorrei che da Rio uscisse un mandato su questi punti o comunque si facesse un passo avanti in termini di condivisione di questi punti e di avvio al processo di costruzione dell’ “Internet Bill of Rights”.

Vorrei inoltre aggiungere un’altra riflessione che mi sta molto a cuore: la Democrazia digitale. Nell’era del 2.0 c’è una voglia di partecipazione inedito degli utenti in rete, che può rappresentare una straordinaria opportunità di rilancio della partecipazione democratica, di allargamento di forme di democrazia deliberativa. Ma può anche scivolare verso derive populiste e verso ambigue tentazioni di democrazia diretta.

Ora se la politica e le istituzioni non definiscono regole per consentire agli utenti di prendere parola, di avere voce e nuove forme di cittadinanza attiva che possono essere molto utili al processo decisionale. Questa occasione di allargamento della democrazia, se non gestita, può ritorcersi contro le istituzioni e quindi paradossalmente contro la democrazia.

Vi dico ora cosa si deve aspettare l’Italia da me. L’Italia ormai si è impegnata, ci siamo impegnati, e ora dobbiamo andare avanti. Lo vogliamo fare con slancio e quindi continueremo a lavorare, insieme al Comitato consultivo, rafforzando la componente governativa. A questo scopo abbiamo istituito un tavolo interministeriale che dovrebbe dare maggior coerenza all’azione del Governo italiano.

Vorrei poi rafforzare rapporti tra il Governo italiano e il mondo dell’Internet italiana, che conta 20 milioni di utenti e un gran numero di esperti, ricercatori competenti, sviluppatori, giuristi, che sempre di più dovranno partecipare al processo della convergenza dei saperi. Il Forum sul sito DFIR rimarrà attivo fino a Rio e vi invito caldamente ad utilizzarlo.

Concludo. Il bel quaderno che ISOC Italia ha realizzato, si apre con una profezia di Leonardo da Vinci, tratta dal Codice Atlantico: “Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emispherio, e intenderansi i loro linguaggi”. Solo il genio visionario di Leonardo da Vinci poteva profetizzare l’avvento di Internet con alcuni secoli di anticipo. Speriamo di avere ereditato tutti noi una parte infinitesimale del suo coraggio visionario.

Mi piace pensare che qui, oggi, l’augurio di Leonardo abbia preso una forma più concreta. Ma il lavoro è appena iniziato e per portarlo avanti abbiamo bisogno di tutti voi.

Grazie a tutti e arrivederci a Rio.