IGF Atene '06 - Sessione Plenaria 'Diversity'

Internet Governance Forum Atene 2006
Giovedì, 13 Settembre, 2007
Sessione Plenaria 'Diversity'
Autori: 
Laura Abba
Carlo Cosmatos

Presentiamo un breve riassunto della sessione plenaria "DIVERSITY" del primo IGF Forum di Atene. Il nostro contributo ha lo scopo di far conoscere agli utenti italiani della rete alcune problematiche emerse, che rappresentano la base di partenza per gli impegni dei prossimi IGF.

Il terzo tema DIVERSITY (1) in discussione ad Atene concerne la tutela della diversità culturale come patrimonio comune di tutta l’umanità che in quanto tale va preservata e valorizzata. Lo sviluppo della Società dell’Informazione a livello nazionale ed internazionale deve quindi prevedere, nel rispetto di tale diversità, la produzione di contenuti locali, ovvero in lingua locale e di rilevanza locale.

Il discorso durante questa sessione si è orientato intorno all'importanza della produzione di contenuti locali, per cui il multilinguismo in Rete come elemento fondamentale della promozione della conoscenza, della trasformazione sociale, dello sviluppo umano e della democrazia.

In secondo luogo è stata affrontata la questione dell'internazionalizzazione dei nomi di dominio IDN (2), aspetto molto controverso di carattere linguistico in via di risoluzione. Un esempio significativo della complessità del problema è dato dal Senegal, ove esistono tredici lingue orali che non hanno una propria scrittura, mentre per scrivere si usa o l'alfabeto latino o quello Arabo. La presenza di molte lingue comunemente utilizzate e codificate rende impossibile trovare una soluzione, l'accesso rimane ostacolato anche dall’impossibilità di avere una lingua comune. Un'altro esempio è dato dalla Svezia ove esistono sette lingue ufficiali, di cui sei di queste sono protette dalla legge, l'unica lingua non protetta è lo svedese! il quale risulta protetto in Finlandia.

Come altri, anche Quiheng Hu (Chairman ISOC Cina) ha sostenuto che gli IDN non possono in se costituire una soluzione per la diversità. In Cina esistono dozzine di lingue locali e non è possibile che siano tutte abilitate nel DNS. L’utilizzo di diverse lingue nei nomi di domini potrebbero mettere a rischio la stabilità della rete e comprometterne la sicurezza. Servono politiche intraprese in modo comune, per trovare un compromesso fra multilinguismo dei nomi a dominio, stabilità e sicurezza della rete.

Anche Liz Longworth, rappresentante dell'UNESCO, ha sostenuto che prima di parlare degli IDN, esiste il passo della negoziazione dei caratteri e lingue da codificare. La questione del multilinguismo prescinde i confini nazionali e deve essere affrontato a livello di comunità linguistiche. Vi è anche una questione di sovranità da risolvere. Gli IDN sono solo identificatori, strumenti che tutti hanno l'interesse di sviluppare, ma non come espressione della propria lingua nativa.

Liz Longworth ha anche precisato il significato del concetto DIVERSITY (3), come strumento per la condivisione della conoscenza, per cui diversità significa l'abilità per gli utenti di partecipare ed esprimere la loro cultura in modo che rifletta la loro identità. La diversità ha a che vedere con la rappresentanza, con quello che noi siamo: donne, giovani, persone con disabilità, indigeni. Come la diversità nella natura, così la diversità nella rete deve riflettere l'intero spettro dell'attività umana, passata e presente. In assenza della diversità non si può parlare di accesso e partecipazione.

Liz Longworth spiega in che modo realizzare un ambiente democratico che garantisca la produzione di contenuti locali da parte degli utenti.

  1. La promozione della lingua locale nelle scuole;
  2. L'informazione governativa sia a livello locale sia nazionale deve avvenire nelle lingue locali;
  3. Centri multimediali per la preservazione della tradizione orale;
  4. Facilitatori locali e strumenti convenzionali come la radio;
  5. Tradizione orale;
  6. Risorse umane in grado di produrre contenuti locali;
  7. Politiche a favore di canali comunicativi alternativi;
  8. Larghezza di banda.

Per Adama Samassekou (Presidente, dell'Academia Africana delle lingue, Bamako, Mali) i tre pilastri della diversità sono la filosofia, l'etica e la politica. Anzitutto la diversità linguistica costituisce la madre della diversità culturale nella società umana, come in natura è la biodiversità, ossia un modo secondo il quale le specie fondano la sopravvivenza in natura. Diversità per gli africani significa avere la possibilità di condividere la loro conoscenza. Il digital divide non ha tanta importanza quanto la diversità linguistica, fattore determinante per garantire il processo democratico della Internet governance.

Da non dimenticare il problema del valore economico della lingua, e il ruolo di certe autorità e certi governi nell’implementare politiche a favore della diversità linguistica. Come esempio la Francia, che a causa delle politiche pubbliche dei suoi governi, ha portato il francese ad essere la seconda lingua più diffusa in Internet. Nell'ambito della DIVERSITY il ruolo dei governi diventa di vitale importanza, nell'inclusione di gruppi svantaggiati e di persone diversamente abili.

In discussione l'importanza della conoscenza della lingua inglese da parte degli utenti: in Internet la maggior parte dei contenuti sono scritti in lingua inglese, mentre per certi paesi risulta improponibile dal punto di vista economico spendere per tradurre contenuti dall’inglese alla propria lingua locale. Sono necessari fondi e supporto ai paesi in via di sviluppo, in primo luogo per creare competenze in grado di elaborare sistemi per adattare i contenuti internazionali sulla base delle esigenze locali. Non secondario il problema degli utenti Internet di alcuni stati africani che devono essere messi in grado di produrre autonomamente contenuti nelle loro lingue locali, così come devono avere a disposizione le traduzioni di contenuti internazionali. Segue la necessità dello sviluppo di competenze, e dell'istruzione nelle scuole di linguaggi come C++, Java e Python, e dell'importanza della realizzazione di strumenti efficienti di traduzione automatica.

Raphael Canet (Università di Quebec, Montreal) domanda come garantire la diversità culturale quando non attuabile. Per esempio la UNESCO ha adottato una convenzione sulla protezione della diversità culturale, la quale richiede l'attuazione di politiche pubbliche e di accordi, ma che non tutti i paesi del mondo hanno firmato, come per esempio Israele e Stati Uniti. In pratica, Canet sostiene che abbiamo due filoni, uno politico che vede la diversità come un bene comune, ed uno economico che dipende dalla sostenibilità.

In discussione gli alti costi per l'utilizzo dei contenuti e il ruolo fondamentale che possono svolgere gli standards aperti e il software libero. Grazie al software libero in Colombia vi sono stati sviluppi positivi, nell'ambito delle popolazioni indigene, sullo scambio delle informazioni e la tutela di tali informazioni che riguardano la loro eredità culturale. In definitiva in molti hanno concordato che soluzioni offerte dal software libero possono facilitare la produzione e la disseminazione di contenuti. In causa anche la trasparenza operativa dei sistemi di ricerca.

Vint Cerf - Chair del Board di ICANN - ha parlato dell'importanza della produzione di contenuti orali. A proposito è stato citato come esempio l'India, ove hanno realizzato centri informativi audio visuali che non si limitano all'installazione di computer ma offrono servizi ed informazioni.

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1. dal documento del Comitato consultivo sulla governance di Internet preparato da Matilde Ferraro e Vittorio Bertola e Fiorello Cortiana sulla DIVERSITY. (^)

2. sulla questione degli IDN leggi: Internationalising Top Level Domain Names: Another Look (ISOC) http://intgovforum.org/Substantive_1st_IGF/briefing18.pdf (^)

3. documenti relativi:

The universal declaration on cultural diversity

Recommendation on multilingualism and universal access (^)

 

Documenti ufficiali

La trascrizione della sessione plenaria in lingua inglese

Il riassunto delle sessioni plenari Diversity e Access

 

fonte: Internet Governance Forum di L. Abba e C. N. Cosmatos
Quaderno dell'Internet Italiano "Aspetti Giuridici di Internet"